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IL NOSTRO PROGETTO

Un concetto della fisica quantistica è la granularità di ogni cosa, tutto ha una composizione granulare. Il Creatore ha disegnato il mondo con puntini infinitesimali come faceva Georges-Pierre Seurat nei suoi quadri. Se la luce è fatta di particelle: i fotoni, se l’aria e la materia sono fatti di granuli: le molecole. Potremmo dare una granularità più grossolana all’organismo considerandolo un composto di cellule.
La metagenomica, lo studio della genomica batterica, ci spiega che l’organismo è l’unione mutevole di geni umani e geni batterici appartenenti alle singole cellule, i granuli dell’organismo. Il rapporto tra i geni batterici e umani è di un milione a 23.000. Per cui se vogliamo studiare l’organismo dobbiamo studiare anche la componente batterica organica.
Ho proposto un cambio di paradigma in medicina attraverso le staminali del sangue perchè lavorano sul terreno, cioè sull’organismo e non sulla patologia, aumentando l’energia vitale che si manifesta come anti age e anti sofferenza. Lo stesso modo di pensare, cioè lavorare sul terreno e non sulla malattia, porta ad agire su tutte le cellule, e quindi anche i batteri, che compongono l’organismo che sono di fatto il vero e proprio terreno organico “materiale”.
Il paradigma medico attuale va cambiato perché i pazienti non sono soddisfatti, infatti spesso, quando affetti da patologie gravi, hanno più paura dei trattamenti per gli effetti collaterali che della malattia stessa.
Inoltre i trattamenti hanno raggiunto in alcuni casi costi folli, ed allora alcuni pazienti, se non la maggior parte, vanno alla ricerca di medicine alternative spesso a base energetica o trattamenti preventivi come ad esempio la dieta che ha un’azione primaria proprio sulla componente batterica organica.
Lavorare sul terreno comporta anche il vasto campo terapeutico della prevenzione che non significa solo accertamenti con indagini diagnostiche per scoprire patologie ancora in embrione, ma vuole dire mantenere la salute e questo significa prevenire il più possibile la sofferenza.
La consapevolezza di dover combattere la sofferenza come nostro maggior nemico l’avevo percepita fin da piccolo. Ricordo quando andavo a visitare mio nonno Alfredo in ospedale e lo vedo appassire di visita in visita. Avevo sette anni, mi sentivo frustrato e da allora cominciai ad odiare ospedali e cliniche identificandoli come luogo di sofferenza. Mi ero sempre detto che non avrei mai potuto fare il medico e, quando ho deciso di fare il veterinario, mi sono indirizzato alla medicina sportiva dove la sofferenza e il contatto con la morte erano molto limitate. Quando andavo in ospedale a trovare mio nonno gli dicevo che lo trovavo meglio, era l’unica cosa che poteva fare un bambino di sette anni per provare a confortarlo… e lui mi rispondeva con una frase di una commedia napoletana: “ vorrà dire che morirò guarito…”.
La sofferenza nella malattia non è solo fisica, c’è anche il presagio dell’inevitabile morte che comporta anche la sofferenza del reciproco distacco definitivo dai propri cari e dalla vita.
Il tarlo della sofferenza che affligge l’umanità me lo porto dietro da sempre insieme ad un profondo senso di ingiustizia. Come carattere non posso tollerare ciò che reputo ingiusto, ed ho sempre pensato che potrebbe esserci una spiegazione che ancora non possiamo capire con il nostro processo logico lineare e forse anche un modo per arginare tutto questo dolore….
Quando poi, come succede ad ognuno nella vita, la sofferenza ha inflitto su di me i suoi colpi, ho inconsciamente maturato la decisione che dovevo provare a fare qualche cosa, dovevo almeno tentare di diminuire e combattere questa sofferenza universale.
In parole povere volevo migliorare la salute, ridurre gli effetti collaterali dell’invecchiamento e ridimensionare la paura della morte. La mia motivazione non era né fare soldi, né diventare famoso, ma solo calmare il mio frustrato senso di giustizia. Naturalmente erano degli obbiettivi ancora vaghi, se fossero stati chiari e fossero state chiare le enormi difficoltà probabilmente avrei lasciato stare.
Sono anche in parte convinto che l’aiuto di qualche cosa di superiore mi abbia dato motivazioni, tempi e gradualità delle difficoltà in modo che le potessi metabolizzarle e superarle. Era come scalare una montagna passo dopo passo senza vedere la cima o senza pensare di dovervi giungere.
Dovevo imparare a mitigare la sofferenza e dovevo impegnarmi a fondo ed i limiti della mia comprensione potevano essere determinati solo da me. La strada era una bella strada, piena di amore, di empatia e compassione… dove mi avrebbe portato non lo so, quali obbiettivi avrei raggiunto neanche…. ma era bello percorrerla perché era una strada, come vi ho detto, piena d’amore. Nel percorrerla ho sempre pensato o mi sono sempre illuso di essere appoggiato da un alleato, un essere superiore, che mi guidasse e permettesse tutti quei fenomeni sincronici che mi avevano permesso di superare le difficoltà una dopo l’altra.
Essendo cristiano e nato il giorno dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre, esattamente 100 anni dopo che Papa Pio IX aveva deciso che l’Immacolata Concezione fosse un dogma cattolico con la bolla Ineffabilis Deus che sanciva la Vergine Maria come immune al peccato originale, ho pensato, forse con presunzione ma con tanta speranza, che il mio alleato fosse Lei. Alcuni avvenimenti che riporto nel libro “Staminali autologhe in farmacia” mi hanno fatto sperare che questa sensazione corrispondesse a verità e che questa strada “con un cuore” alla fine avrebbe portato alla realizzazione di un progetto molto più grande di ogni aspettativa. Un Alleato può guidare l’uomo oltre i confini del sé e rivelare misteri che nessun uomo sarebbe in grado di svelare senza aiuto.
A mano a mano che il progetto prendeva forma con puntualità sincronica quello che provavo era soprattutto paura e non potevo evitarla. Ma per quanto l’apprendimento di nuove conoscenze destabilizzanti per un sistema comporti paura, è più spaventoso pensare ad un uomo senza il sogno di avere un Alleato o senza conoscenza. Un alleato è un potere che può entrare nella vita di un uomo per aiutarlo, consigliarlo, dargli la forza necessaria per compiere determinate azioni grandi o piccole, giuste o sbagliate che siano. Un alleato è necessario per allargare i confini della vita di un uomo, guidare sue azioni, approfondire il suo sapere. Un alleato è un aiuto indispensabile per chi persegua la conoscenza.
Inizialmente non avevo obbiettivi chiari, percorrevo la mia strada senza uno scopo preciso e la mia intenzione era vaga, ancora non c’erano risultati appaganti e per mia fortuna ancora non ero giunto a comprendere la difficoltà che comportava l’“imparare”. Muoversi in questo progetto con attenzione, timore, rispetto e sicurezza era l’unico modo che permetteva di non rendere conto di nessun errore perché, con questi requisiti, sbagliare significava solo perdere una battaglia e non la guerra.
Piano piano si comincia ad imparare, prima poco alla volta poi velocemente. Nei miei primi libri c’erano i semi della mia attuale conoscenza, ma presto quei pensieri cozzarono con altri nuovi e la realtà diventava diversa da ciò che avevo immaginato e così si presentava la paura. Sconcertanti avvenimenti sincronici si susseguivano, cominciai ad appassionarmi alla fisica… l’unico esame che all’università mi era stato ostico, ed invece ne subii un fascino inaspettato.
Imparare non è come ci si aspetta, la conoscenza ti fa capire quanto non sai e ti fa sentire insicuro. Ogni fase presuppone un nuovo compito e la progressione del progetto sempre più ricco di conoscenza fa aumentare la paura perchè il raggiungimento dello scopo prefisso presuppone affrontare tanti campi di battaglia.
In questo progetto si esce dalla realtà dove logica e linearità sono il dogma, ma che non sono mai riusciti a sconfiggere la sofferenza. Per arrivare allora al nostro obbiettivo ci si deve allontanare dal seminato inoltrandoci su percorsi con trappole, pericoli e sabbie mobili. Il mondo che trae la sicurezza da un sistema consolidato ti si rivolta contro, ti sfida o cerca in modo affabile di ricondurti sul sentiero della consapevolezza quotidiana. Se cedi avrai perso ed avrai rinunciato per sempre al sapere, in alternativa incorrerai in un vero e proprio terrore.
Ecco il primo nemico da affrontare, la paura. Terribile, insidioso, difficile da sconfiggere è dietro ogni angolo e ti aspetta. Quanti fautori del progetto hanno chinato il capo di fronte alla paura e ne sono stati inghiottiti… la paura è fisiologica, ma se si fugge la possibilità di superare la paura e quindi sconfiggere la sofferenza sarà compromessa per sempre. Se si fugge cosa succede: niente… solo che non si imparerà mai. Non si raggiungerà cosa ci si è preposti: la conoscenza, e saremo degli sconfitti. Il nemico, la paura, avrà avuto la meglio sull’obbiettivo di ridimensionare la sofferenza e, perché no, anche sul profondo desiderio che ha l’uomo di sconfiggere la morte. Noto con grande piacere che quei pochi che hanno letto il mio ultimo libro lo rileggono quando sono preoccupati e spaventati, acquisendo nuovi panorami di speranza e maggiore serenità.
Il sistema medico attuale con le sue certezze, i sui dogmi, i suoi protocolli, il suo controllo ci contrasterà con tutte le sue forze per schiacciarci o riassorbirci, proponendoci una strada piena di vicoli ciechi, economicamente impercorribile e supportata dal loro miglior alleato, la burocrazia, che non ci permetterà mai di andare avanti.
Il sistema attuale si deve comportare così per la sua “paura” di dover chinare il capo all’innovazione e rinnegare una conoscenza quotidiana che garantisce ego, ricchezza e potere a pochi.
Ma per nostra fortuna la lotta contro la sofferenza ed il cambio di paradigma in medicina non è paragonabile alla scoperta della “fusione a freddo” che permetterebbe all’automobile di non usare più carburante e destabilizzerebbe l’industria ed il sistema economico attuale. L’egoismo, che in questo caso è legato esclusivamente al profit permetterà difficilmente questo tipo di innovazione energetica, ma il nostro goal di ridimensionare la sofferenza è un progetto diverso perché in parte soddisfa l’ego. Infatti, se da una parte può compromettere gli utili dell’attuale industria farmaceutica, dall’altra regalerebbe allo Stato lungimirante che per primo renderà possibile questa terapia un’immagine che gli garantirebbe potere e quindi denaro, inoltre soddisferebbe l’ego delle persone che contano e che hanno facoltà di decidere ridimensionando la loro sofferenza e quella dei loro cari. Un tarlo li tormenterebbe… e se questo pazzo di veterinario avesse ragione? Se la sua terapia potesse soddisfare la parte del mio ego che non vuole soffrire? In fondo queste staminali, con permessi o senza, le fanno in tutte le parti del mondo… perchè non dargli la possibilità di mettere in atto la sua terapia? Al limite, se non ci sono risultati, lo demonizzeremo come la “Stamina”, ma se i risultati ci fossero… meglio appoggiarlo perché se devo scegliere tra il maggior fatturato dell’industria farmaceutica e la mia salute mi spiace tanto ma scelgo la salute…. il mio ego mi suggerisce che meglio “meno ricco e sano” che “ricco e malato”.
È quindi una battaglia diversa, dove i vertici di potere possono divenire più tolleranti. In seguito, man mano che si apriranno dei varchi, l’umanità diventerà consapevole di questa nuova soluzione alla sofferenza ed il processo di sviluppo sarà inarrestabile. Ancora oggi molti miei collaboratori si focalizzano come aspetto primario su come si dovrà sviluppare il progetto, dimenticando che l’unica cosa importante è quella che gli è sotto gli occhi e che ormai danno per scontata: questa terapia funziona, argina la sofferenza, è sicura ed semplice a scapito di una teoria complicata.
Il fatto di esserne certi, il fatto di aver sviluppato chiarezza nel progetto, ha permesso di sconfiggere la paura… abbiamo finalmente messo i piedi su un terreno solido, non solo teorico.
Come ha fatto a sconfiggere la paura chi è rimasto nel progetto? semplice… non sono fuggiti, non hanno accettato le scappatoie fornite dalla società e capitolato alla promessa di protezione in cambio di concedersi al totale controllo. Non sono diventati l’ape schiavizzata e protetta dall’alveare, ma hanno mantenuto la libertà del falco che vola molto più in alto.
Per intraprendere la via della conoscenza non ci si può fermare anche quando si è sopraffatti dal terrore, quante volte io e Carlo Kechler, il presidente della nostra società, siamo stati messi alle corde ed hanno tentato di farci tirare la spugna, eppure non lo abbiamo mai fatto perché sapevamo che alla fine sarebbe giunto il momento in cui il nemico avrebbe battuto in ritirata.
Ed ecco che dopo un po’ ha preso piede la fiducia, la certezza del risultato, la volontà si è rafforzata ed imposta, e la paura è svanita.
È stato così sconfitto il primo nemico naturale, succede un po’ alla volta, ma la paura poi scompare in un baleno per non ritornare.
Ecco che così non si avrà più paura per la certezza di poter sconfiggere la sofferenza, è la chiarezza mentale del progetto che la cancella. Chiarezza, certezza…. conosciamo i nostri desideri e sappiamo come esaudirli. Prevediamo le fasi successive del progetto che sono ormai chiare e certe. Abbiamo però incontrato il secondo nemico, la certezza del nostro operato che è uno stato mentale che dissolve la paura ma ti può accecare.
Abbiamo trovato staminali totipotenti autologhe in modo semplice, abbiamo risultati clinici straordinari, ma siamo davvero sicuri che basti? Assolutamente no, siamo di fronte ad una teoria e questa non avrà mai fine, dobbiamo essere coscienti che dovrà essere completata da noi o anche da altri. Non possiamo fermarci e crogiolarci sugli allori, dobbiamo andare avanti, non dobbiamo farci allettare dalla certezza perché tutto è relativo e quindi anche migliorabile. Alle mie nuove intuizioni i miei partner dicono: “adesso basta”, non ti seguiamo più… ed invece sono contenti di andare avanti. Guardandoci indietro… ogni sei mesi il progetto prende altre forme ed altre direzioni.
Sentirsi sicuri delle proprie scoperte non ammette autocritica, si è convinti che non c’è niente da mettere in discussione. L’atteggiamento giusto per sconfiggere il secondo nemico è mantenersi sempre insicuri della certezza, mostrando un continuo desiderio di completamento, solo così si evolve e si rinforza la conoscenza. Questo secondo nemico ti dà la falsa percezione di poter fare quello che si vuole perché si vede tutto con chiarezza. Ma è sempre una chiarezza logica e lineare, un finto potere che non ci farà procedere verso una conoscenza maggiore e ci farà perdere l’umiltà e la pazienza.
Raggiunta la certezza definitiva non saremo più in grado di imparare nè di proporre nulla di nuovo. Queste certezze non ci riporteranno indietro alla paura, si conserva la lucidità, ma non si imparerà e non si desidererà più nulla.
Per superare questo secondo scoglio verso la conoscenza bisogna essere convinti che la certezza è di per sé quasi un errore perché tutto è relativo ed infinitamente completabile, la certezza riguarda il processo lineare, mentre la realtà è un network e come tale ha infinite connessioni.
Se ai primi risultati terapeutici confortanti avessi proposto immediatamente questa terapia senza produrre la lunga sperimentazione in veterinaria; senza i passi avanti, ritirate e nuovi passi avanti in direzioni diverse, non sarei mai arrivato all’attuale punto di conoscenza, ad un protocollo terapeutico sicuro che sono consapevole che non sarà mai quello definitivo.
L’attuale sistema sperimentale, lineare e scientifico, ti convince di poter arrivare alla fine ad una certezza assoluta. Rendersi invece conto che tutto è un network, che tutto è interconnesso, ci fa capire che la conoscenza, il sapere è inversamente proporzionale alla certezza. Per questo sapere e ignoranza vanno a braccetto.
Avere in testa tutto in modo perfettamente chiaro deve far spazio ad una maggior chiarezza, dobbiamo convincerci che una certezza definitiva è solo un abbaglio. Questa consapevolezza ci concederà il vero potere.
Alla fine superati i primi due scogli, paura e certezza, avremo il potere che abbiamo inseguito.
Ed ecco il terzo nemico da sconfiggere, il potere, questo è il nemico a cui si cede più facilmente. Ci si sente invincibili, si prendono rischi calcolati, si dettano le regole, si è il capo. Un uomo senza la paura, con certezze in divenire non si rende conto che il suo nuovo nemico lo sta mettendo alle strette, lo trasformerà in un uomo crudele e capriccioso, lo allontanerà dalla “strada con un cuore”.
Ancora adesso continuano a dirmi che devo fare una sperimentazione con i requisiti che detta l’autorità e che solo in questo modo otterrò il riconoscimento che mi spetta…. il potere che mi spetta. Ma a me non interessa questa ricompensa, se abbiamo cambiato il paradigma della medicina possiamo anche cambiare, anzi dobbiamo cambiare, il sistema di sperimentare. La sperimentazione attuale è vecchia perchè procede in modo logico e lineare, mentre un processo biologico o patologico è un network. Come non puoi calcolare con un pallottoliere il quantitativo di carburante che ci vuole per portare una navicella spaziale su Marte, non puoi usare un processo lineare per valutare i risultati su una patologia che ha infinite interconnessioni che destabilizzano la linearità centinaia di migliaia di volte.
Cosa dovremmo fare noi del progetto staminali del sangue, assoggettarci ad un sistema sperimentale virtuale per ottenere potere effimero che neanche desideriamo? Diventare crudeli e capricciosi e rinunciare alla strada con il cuore ed al nostro utopico obbiettivo di sconfiggere sofferenza e morte? Non ci si addice… infatti quando provano a sventolarci sotto il naso il valore economico inestimabile di questa scoperta rimangono stupiti che non ne teniamo conto.
Se ci si fa offuscare la vista dal potere avremo la falsa percezione di essere sull’Everest con ampi panorami, mentre nella realtà arriviamo a vedere solo la punta del nostro naso.
Quanto è importante allora avere il giusto alleato che ci guida a dare priorità ad empatia e compassione?  
Potranno le staminali del sangue usate in prevenzione portare a condividere questa maturità? Potranno produrre la tanto auspicata rivoluzione individuale?
Se non impareremo a gestire il potere diventerà un peso nella vita. Potremmo anche essere accecati dal potere, ma poi tornare sui nostri passi e rinunciarvi, in questo modo la battaglia è ancora aperta, si è sconfitti solo quando ci si lascia andare e la vita non ha più scopo.
Per sconfiggere il potere bisogna gestire con umiltà, lealtà e compassione tutto ciò che si è imparato. Il fatto che questo progetto abbia come obbiettivo la diminuzione di sofferenza dell’Umanità ha insita la sconfitta dell’ego e automaticamente argina il potere “capriccioso e crudele”. È vero che questo obbiettivo è un sogno, ma noi siamo sognatori, siamo leggeri e fluidi, mentre sentirsi importanti rende pesanti ed impacciati….
Certezza e potere senza autocontrollo sono errori imperdonabili, il vero potere trascende l’ego e si muove in una dimensione fuori dello spazio tempo senza il “divenire” cioè: sono povero e voglio diventare ricco, sono ricco e voglio diventare più ricco. La liberazione dall’ego ci porta al “paradiso” non per un atto di rinuncia a qualcosa di reale che ci appartiene, ma per la consapevolezza che l’ego è una falsa percezione, come lo è la dimensione spazio tempo e quindi il divenire.
Per avere una chiarezza di idee bisogna fare una vita disciplinata dalla compassione e questo progetto che vuole inibire la sofferenza la continua a riproporre. Si è scelta una strada che può continuamente essere cambiata. Una strada è solo una strada e abbandonarla non è sbagliato se ce lo chiede il nostro cuore, dobbiamo sempre seguire un giusto concetto di giustizia ed empatia e proseguire o cambiare strada non deve essere fatto per paura o ambizione.
Considera la strada che stai percorrendo e rivolgiti questa domanda: questa strada ha un cuore? Se ce l’ha è la strada giusta se non ce l’ha è inutile. Nessuna delle due porterà da qualche parte ma una delle due ha un cuore, rende il viaggio felice e, finchè la percorrerai, sarete una cosa sola. L’altra renderà la tua vita un incubo. Una ti dà forza ed una ti indebolisce. Il sognatore può rimanere tale solo se percorre la strada che ha un cuore e per raggiungerla bisogna esercitare un desiderio irrefrenabile senza l’aiuto di nessuno.
Come vedete vi faccio saltare dalla fisica alla metafisica e….. quanti punti hanno in comune.
Il progetto non ha certezze definitive perchè interconnesso a tutto il resto, per questo focalizziamoci su uno dei punti che è emerso nelle prime righe. Le staminali del sangue lavorano sull’energia vitale che indirizza anche i granuli grossolani che compongono l’organismo: le cellule. Il maggior numero di queste sono cellule batteriche che convivono con quelle del corpo ed allora lavoriamo anche su di loro perchè sono il terreno materiale che costituisce l’organismo.

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