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Pratica clinica e cardiomiopatia dilatativa

La cardiomiopatia dilatativa è una patologia degenerativa del miocardio caratterizzata da una progressiva dilatazione ed ipocontrattilità cardiaca (disfunzione sistolica). L’ecocardiografia evidenzia dilatazione delle camere cardiache, diminuzione degli spessori ventricolari setto-parietali, ipo/acinesia ventricolare diffusa, aumento dei diametri e dei volumi ventricolari telediastolici telesistolici.
Gli indici di funzione sistolica (EF e SF) diminuiscono mentre aumentano il precarico e l’after-load ventricolare.

                                                             Terapia

Nessuna terapia medica è in grado di ripristinare una adeguata contrattilità miocardica. In cardiologia umana si aspetta il trapianto cardiaco.
Il trattamento con cellule staminali ottenute da sangue è mirato a migliorare la contrattilità cardiaca.
La cardiomiopatia dilatativa è la patologia che prendiamo in considerazione in questo studio clinico sperimentale focalizzando la nostra attenzione sulla disfunzione della contrattilità miocardica, poiché questa evidenza patologica non è ad oggi reversibile.
Trattamento
Nel nostro protocollo i casi sono selezionati in questo modo:
Dopo la diagnosi di cardiomiopatia dilatativa del veterinario curante veniamo contattati o per scelta del proprietario venuto a conoscenza di questa nuova opportunità o per scelta del veterinario curante. Il cane viene poi indirizzato per una ulteriore visita specialistica alla dott.ssa Castellitto che segue come cardiologa il trial con il nuovo protocollo di medicina rigenerativa.
In seguito ai suoi approfondimenti deciderà se il cane è idoneo alla sperimentazione e nel contesto viene continuata o modificata la terapia farmacologica già instaurata dai precedenti cardiologi che è fondamentale per mantenere in vita il soggetto. Mettiamo ancora in evidenza che la terapia farmacologica ha funzione di salvavita ed agisce migliorando la sintomatologia clinica, ma non ha alcun effetto sulla contrattilità miocardica. Per questo useremo questo parametro come unico fattore di evidenza.

La terapia medica è essenzialmente incentrata sulla neutralizzazione dei maccanismi di compenso e prevede:

  • FASE ASINTOMATICA pimobendan (PROTECT STUDY)
    Il pimobendan è un inibitore della fosfodiesterasi III, dotato di azione inotropa positiva e vasodilatatrice, che si esplica entro pochi giorni dall’inizio della somministrazione. Il controllo dell’efficacia del farmaco viene eseguito ad una settimana circa dall’inizio del trattamento
  • FASE SINTOMATICA: pimobendan, diuretici, antialdosteronici, ace-inibitori.
    Il paziente con scompenso cardiaco deve essere ricoverato in terapia intensiva e quindi stabilizzato. Il paziente è costantemente monitorato (tra gli esami eseguiti ecg, esami di laboratorio, emogasanalisi, radiografie)
  • IN CASO DI ARITMIE: (fase asintomatica e sintomatica) terapia antiaritmica.
    Le aritmie più frequenti sono la fibrillazione atriale, cvp e parossismi di tachicardia atriale o ventricolare.
    In corso di fibrillazione atriale ad elevata penetranza ventricolare la terapia si basa comunemente sull’uso di digossina che può essere associata ad altri agenti antiaritmici.
    La digossinemia va valutata entro 7-10 giorni dall’inizio della terapia con digossina. La digossina nel cane è dotata di scarso o nullo effetto inotropo positivo, pertanto non influisce sulla contrattilità. E’ indicata per il controllo della frequenza ventricolare.
    La prognosi della cardiomiopatia dilatativa in ogni caso è infausta e l’esito fatale varierà solo nella tempistica perché fino ad oggi la contrattilità miocardica non è ripristinabile. Riuscire ad avere un miglioramento della contrattilità miocardica avrebbe lo scopo di prolungare la vita e la qualità di vita dell’individuo.
    A questo punto il cane stabilizzato farmacologicamente e giudicato idoneo, nel più breve tempo possibile, è sottoposto al trattamento sperimentale.
    Viene fatto il prelievo di sangue da cui verranno deprogrammate alcune sue cellule della linea bianca in staminali., il sangue in questo periodo verrà mantenuto a temperatura idonea ed a tempo debito saranno presenti in questo campione tre tipi di cellule staminali: ematopoietiche, mesenchimali e pluripotenti. Queste tre tipologie di staminali in quantitativo minimo già esistono nel sangue, per cui il trattamento sarebbe un trapianto di sangue autologo con un aumento di una sua componente, le staminali.
    L’inoculazione che avverrà in modo non invasivo in 4 punti: nella zona cardiaca destra e sinistra e nella zona perivertebrale toracica sinistra e destra del cane affetto con un ago del 26/27 dopo aver sterilizzato i punti di inoculazione.
    I controlli clinici verranno fatti ad intervalli regolari di 30/60 giorni, mentre il trattamento con le staminali verrà ripetuto ogni 20/60 giorni a secondo della gravità del caso.
    L’eventuale parziale ripristino della contrattilità del miocardio verrà monitorata così regolarmente ed un aggiustamento della terapia farmacologica sarà fatta se la situazione clinica lo dovesse richiedere.
    Il cane cardiopatico inoltre verrà regolarmente monitorizzato con analisi del sangue per constatare la funzionalità epatica e renale che a volte viene compromessa dalla terapia farmacologica. Questo tipo di terapia rigenerativa inibisce anche parzialmente gli effetti collaterali provocati dai farmaci usati per la cura della cardiomiopatia dilatativa permettendo una migliore e più lunga sopravvivenza.
    L’obiettivo definitivo è vedere se questa terapia rigenerativa ha le caratteristiche di ripristinare la funzionalità di contrattilità cardiaca, cosa mai riportata per ora con l’uso di altre tipologie di staminali (mesenchimali da midollo e da grasso) anche se inoculate direttamente nel miocardio. Tale procedura non mostra invasività di prelievo e di inoculazione, prevede l’eliminazione di un laboratorio e quindi lo spostamento del materiale biologico.
    Inoltre le staminali sono contenute in sangue intero autologo evitando qualsiasi altro tipo di terreno non autologo.
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